Close

Demilitarizzare le menti: tra parole e semi di pensiero per discorsi di pace.

Sul filo della metafora i semi della mente, come principio primo o origine di uno sviluppo potenziale, possono contenere il gene della mala stirpe bellicosa, ma anche, invero, i geni dell’amore, del pensiero riflessivo, della mitezza. Tant’è che le varie correnti psicologiche e socio-politiche hanno sempre studiato come favorire processi di superamento dell’aggressività umana attraverso la liberazione della mente dai semi della discordia.

È stato, in effetti, stabilito che l’intenzionalità e la consapevolezza possono orientare il cervello direzionandolo e plasmandolo, al fine di rendere compatibili e coerenti, il pensiero e l’azione umana (https://www.augustocavadi.com/2023/02/perche-le-guerre-indicazioni-dalle.html).

In tal senso un proficuo esercizio attorno alla possibilità di demilitarizzare le menti, si può fare, viaggiando tra parole come semi di pensiero per discorsi di pace.

L’energia

L’energia, ad esempio, come pulsione interiore che induce l’uomo a tradurla in azione, può essere espressione del potenziale distruttivo: origine del seme della mala stirpe bellicosa; oppure espressione del potenziale creativo: principio di pensiero divergente, amore, concordia.

Nel primo caso, paradossalmente, gli uomini creano per distruggere quando concepiscono la produzione di materiale bellico come attività che, si pretende, possa garantire sviluppo, ricchezza, sicurezza.

Ma la realtà storica, passata e presente, dimostra che le risorse impiegate nel settore dell’industria delle armi sono sottratte alla dimensione civile e pacifica del vivere: in verità l’uso delle armi semina morte e cumuli di macerie.

Di contro l’energia creatrice genera dimensioni di pace se il tempo della quiete è tempo di silenzio, riflessione, ascolto dell’anima: crescita culturale in termini di arte, scienza, invenzione di spazi politici per l’armonia del vivere bene insieme. Cultura dunque come nutrimento che civilizza l’anima e domestica la bestia umana.

Il diritto e la forza

Quando il seme della discordia infuria, fino allo stremo delle forze in campo, fino al soccombere definitivo di una delle parti, lo statuto, che pone fine alla dimensione bellica, ma non la estingue, poggia sul principio del diritto della forza. Pertanto le regole delle relazioni umane sono dettate da chi con le armi si è posto dalla parte della ragione. L’ONU, ad esempio, istituita per garantire la pace nel mondo, si basa su tale principio dal momento che, nel Consiglio di Sicurezza, gli stati che hanno vinto il secondo conflitto armato (Cina, Inghilterra, Francia, Russia, USA) hanno ancora oggi il potere di stabilire le sorti dell’umanità intera.

Ma il diritto della forza sigilla la dimensione della pace senza giustizia che divide gli uomini, fra schiavi e padroni, oppressi e oppressori e conduce, inevitabilmente, all’irrompere ciclico della furia devastante della rabbia e del risentimento, il prorompere incontrollato del seme della barbarie.

Come superamento del diritto della forza gli uomini sperimentano il principio della forza del diritto: in base ad esso si creano istituzioni politiche che detengono il monopolio della forza per il rispetto  delle leggi a garanzia della pacifica convivenza; ma se le leggi sono ingiuste lo stesso monopoli della forza diviene violenza legittimata.

Il sogno: il diritto mite

Scegliere di alzare lo sguardo oltre gli orizzonti conosciuti è il sogno, l’utopia di un’etica universale mondiale che pone, in relazione sinergica, la teologia della liberazione (H. kung, l. Boff), la ricerca del senso del vivere e gli studi dei costituzionalisti del diritto mite (secondo il quale è più nella virtù della mitezza che in un insieme di regole imposte il fondamento del vivere civile (G. Zagrebelsky, N. Bobbio). Il sogno è il progetto di attingere alle narrazioni dei padri della storia, tra la saggezza arcaica dei miti e quella della contemporaneità, per superare la “banalità del male” e l’umana bestialità. È il progetto che presuppone il relativismo delle idee e il superamento di dogmi e ideologismi: indesiderabili incubatrici della mala stirpe persecutoria che inventa l’eresia e pone in essere l’inquisizione.

E invero senza il relativismo delle idee persino la democrazia è violenta se confonde il dialogo con la disputa delle parti e se degenera in dittatura della maggioranza: espressione di un popolo volgo, adagiato a non pensare, che parla con le viscere e crucifige gli innocenti.

L’amore

Immenso scenario di colori, suoni, armonie di vite, di empatie ed emozioni nella cura delle persone e del mondo, è trascendenza dei corpi nell’abbraccio immanente della carne, è lealtà, luogo dove la menzogna non trova riparo, è il volo catartico oltre la pesantezza del vivere, è essere perché gli altri sono.

L’amore è il quotidiano che accompagna la vita nel progetto del diritto mite: nel tempo in cui ciascuno disporrà di uno scrigno etico interiore non più imposto, ma intessuto e condiviso nella dimensione dialogica del vivere, dove è il “tu che fonda l’io” (Martin Buber).

L’amore è la matrice preziosa di una mente demilitarizzata, pacificata, nel cui alveo alberga, esclusivo e immanente alla dimensione umana, il seme della pace, unico paradigma razionale della conservazione della specie umana nell’armonia cosmica.

scroll to top