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Le vere povertà derivanti dal Covid

Riportiamo qui una sintesi della Relazione su “Le povertà derivanti dal Covid” proposta, il 10 novembre scorso, agli studenti di IV anno dell’Istituto “F. Besta” di Ragusa nell’ambito dell’iniziativa “Incontri con Autori ed Esperti” organizzata dalla Scuola (*).

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Le politiche di puro mercato che hanno emarginato le classi popolari e falcidiato la capacità di risparmio e consumo del ceto medio, che aveva determinato la crescita degli anni ’60, ’70 e ’80, hanno sicuramente accentuato le povertà e le disuguaglianze, la precarietà del lavoro, l’emarginazione sociale e la povertà educativa, radicandole in frange sempre più ampie della popolazione anche nella provincia col più alto reddito pro-capite della Sicilia, quella di Ragusa.

Questo era il quadro nel quale, nel settembre 2019, è arrivato il Covid con i suoi primi 36 mila morti, che ha ridotto gli affari e i redditi di tante famiglie, mentre coloro che vivevano di lavoro nero, di attività precarie, di liquidità presa a prestito dalle banche, di lavori connessi a consumi voluttuari, hanno perso il loro posto di lavoro (40 mila solo in Sicilia). Non proprio una perdita di patrimonio, ma una perdita di reddito mensile sì, nonostante sia proprio al patrimonio e ai risparmi che, come le formiche, bisogna attingere nei periodi di difficoltà….

Il virus, in verità, non ha “causato” ma “rivelato e acuito” le vecchie e le nuove povertà: quelle economiche, sociali, organizzative, sanitarie, culturali, che già esistevano, e le ingiustizie sociali per anni rimosse dalle ipocrisie di chi diceva “arricchitevi tutti”, anche se chi pagava erano i cittadini contribuenti e le giovani generazioni. Il Covid ci ha aperto gli occhi – per chi vuole vedere! – ci ha procurato un guaio grave ma non definitivo, ma ci ha rivelato che il modello di sviluppo cui eravamo assuefatti non può essere ripristinato. Non si tratta di tornare alla vecchia normalità, ma di costruire una nuova normalità….

Si tratta di comprendere che cos’è davvero la povertà, quali tipi di povertà si possono configurare prima e dopo il Covid, di distinguere gli effetti negativi e quelli positivi sull’economia e di cogliere le opportunità generate da questa drammatica vicenda umana cercando di rispondere ad un imperativo etico prioritario: cosa possiamo fare noi?

Da quando c’è il Covid, le povertà sono aumentate. Settori economici hanno perduto fatturato, altri hanno resistito e altri ancora hanno addirittura guadagnato, a livello generale ma anche a livello locale ragusano. Alcuni settori sono stati giustamente protetti e altri giustamente ristorati, altri sono falliti perché già stavano fallendo e altri stanno impazzendo perché i ristori non si estendono ad imprese fasulle, evasori fiscali, lavoro nero. Infine, alcuni di quelli che si trovano in difficoltà rischiano di cedere al ricatto della criminalità organizzata….

La percezione supera la realtà, perché alla sofferenza economica si unisce, come fattore di deflagrazione, la sofferenza psicologica generata dalla paura, dall’ansia per il futuro, dallo scricchiolio della comfort zone, dalla noia persino, connessa alla limitazione dei movimenti e dei contatti fisici, fino alla rabbia sociale comprensibile di coloro che si sono impoveriti e di quelli che gridano più forte per conquistare rendite di posizione.

Eppure il Covid ha avuto risvolti positivi, come la digitalizzazione di massa, la diffusione dello smart working, gli investimenti in ricerca applicata per l’innovazione di prodotto, di processo e di mercato, il risparmio energetico e la riduzione dell’inquinamento, la semplificazione delle procedure e la velocizzazione delle pratiche, l’igiene e sicurezza dei locali pubblici e privati, le opportunità di nuova occupazione, i mutamenti nelle politiche europee e in quelle per il Sud, la riscoperta della lettura, della preghiera, della cucina casalinga, dei nonni e dei vicini di casa, delle persone diversamente abili o immunodepresse. Ho rilevato grandi energie positive, prassi solidali, sentimenti di amicizia e di solidarietà, esempi di dialogo familiare fra genitori e figli e sobrietà degli stili di vita.

Vale pertanto l’antico brocardo latino – Primum vivere! – che vuol dire: la priorità è restare in vita. Abbiamo la vita (non la possediamo ma la respiriamo) e il Covid ci avverte: custodiamola! La vita è bella, diceva Benigni. E la libertà, di fronte alla vita, non significa fare ognuno ciò che vuole, perché in questo caso diventerebbe libertà di uccidere…

Si tratta di resistere e di pensare insieme al futuro che è possibile costruire: un futuro più saggio, innovativo, fondato su una “ecologia integrale” che coniughi le ragioni dell’Economia con la difesa della Vita, dell’Uomo e della Natura, di cui l’Uomo oggi – come insegna il Covid – ha un infinito bisogno.

Gian Piero Saladino – Direttore Scuola per Assistenti Sociali “F. Stagno D’Alcontres” di Modica

(*) Il testo integrale della Relazione, con le argomentazioni e i dati utilizzati per sostenere le tesi sopra sintetizzate, è disponibile cliccando qui.

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